
Piedimonte Matese
P.za Roma Piedimonte Matese Piedimonte Matese
Lo puoi raccontare da una cartolina. Ma per incontrarlo, Piedimonte, bisogna entrarci. Guardare in alto e scoprire che sulla testa ci sono secoli di pittura. Trovare le tracce delle nostre superstizioni e, nelle piccole cose , le visioni artistiche più preziose. Sotto le case, sotto le strade, sotto la montagna, c'è l'acqua.
Il Torano e il Maretto nascono praticamente dentro la città, dopo un viaggio invisibile nel cuore del Matese. Le acque del lago penetrano nella montagna e riemergono più in basso. E forse è proprio l'acqua una delle chiavi per capire Piedimonte. L'acqua che appare e scompare. Quella che scorre nel buio. Quella che per secoli ha accompagnato il lavoro, le case e la vita della città. Poi ci sono le cose che sulle guide difficilmente trovano spazio. Un cuore sul vetro; la prospettiva quasi irreale di un canale nella notte. Un frate che indica qualcosa che probabilmente avremmo superato senza vedere. Sono dettagli. Ma un luogo che conosci davvero, alla fine, è fatto soprattutto di dettagli. Piedimonte è medievale e barocca, sannita e industriale, religiosa e quotidiana. È l'odore del ragù sotto le case, è il vociare davanti le chiese, i vicoli che salgono verso la parte più antica... proprio dove il Matese comincia ad alzarsi.
Ma per noi è anche qualcos'altro.
È sapere da quale vicolo passare. Dove fermarsi. Quando voltarsi. Dove alzare gli occhi. È conoscere un punto dal quale, in una certa ora del giorno, il paese sembra diverso. È continuare a fotografare gli stessi luoghi dopo anni e scoprire che non sono mai esattamente gli stessi. Forse conoscere profondamente un territorio significa proprio questo: non smettere di esserne curiosi.
E Piedimonte, se la guardi così, continua ancora a sorprenderci. Perché la bellezza si lascia trovare


