VIA FRANCIGENA DEL SUD – DA ALIFE A GIOIA SANNITICA

54 Via Dante Alighieri Alife

Raggiungi il luogo

La Via Francigena del Sud, tra Alife e Faicchio, è un attraversamento lento del Matese più agricolo e silenzioso, quello dove le montagne restano sempre sullo sfondo ma a parlare sono soprattutto le persone, i cortili, le vigne e le pietre antiche.  Partenza da Alife di mattina presto, quando le mura romane sembrano ancora custodire il sonno della città. La Francigena passa dentro una delle poche città campane che conserva quasi intatto l’impianto urbanistico romano: strade dritte, porte antiche, blocchi di pietra ovunque. Prima tappa la Cattedrale di Santa Maria Assunta e la Cripta Normanna; a pochi metri c'è il Crittoportico e  nei pressi della piazza principale il Museo Archeologico dell’Antica Allifae, piccolo ma sorprendente per capire quanto questa pianura fosse centrale già duemila anni fa. Ad Alife vale la pena fermarsi almeno una sera. Nei ristoranti e nelle trattorie della zona arrivano in tavola i prodotti del territorio: caciocavallo, pecorino, olio extravergine, salumi artigianali, accompagnati da un  buon bicchiere di Pallagrello. Menzione a parte per il prodotto identitario della città, la cipolla di Alife, presidio Slow Food e PAT Campania, dal sapore dolce e intenso. Nelle campagne che circondano la città, le “cannavine”, questa varietà locale viene coltivata da generazioni. Molto apprezzata per la sua delicatezza e per la consistenza tenera, protagonista di zuppe contadine, conserve e focacce rustiche. Una sosta interessante è Karma, birrificio artigianale dove la cultura brassicola incontra il Matese. Le birre prodotte con attenzione alle materie prime, sono in degustazione nei tour esperienziali che l’azienda propone, spesso accompagnate da taglieri di salumi e formaggi locali. 



Dopo una giornata di cammino è uno di quei posti dove si finisce facilmente a parlare con gente del posto. Lasciata Alife, il paesaggio cambia lentamente. Si cammina tra vigneti, uliveti, case sparse e strade rurali dove capita ancora che qualcuno ti chieda da dove vieni e dove stai andando. La montagna accompagna sempre il percorso, ma senza imporsi. A Gioia Sannitica la sensazione è di entrare in un Matese più raccolto, quasi nascosto. Il borgo antico di Caselle, dominato dal castello medievale, conserva vicoli stretti, archi in pietra e silenzi che ricordano certi paesi dell’Appennino interno. Poco distante, nella frazione di Curti, la Grotta di San Michele custodisce affreschi medievali e una spiritualità semplice, quasi contadina, profondamente legata ai cammini del Sud. Il consiglio è fermarsi a dormire in uno dei piccoli B&B o agriturismi del territorio. Molti ospitano pellegrini e conoscono bene il ritmo del cammino. A tavola il territorio cambia ancora: olio intenso, vini sanniti, carni alla brace, funghi, conserve fatte in casa. In autunno, soprattutto tra ottobre e novembre, il foliage del Matese trasforma questa zona in un mosaico di gialli e rossi. Per recuperare le forze una sosta da Erbanina, piccolo birrificio artigianale che racconta il territorio matesino attraverso birre ispirate a erbe spontanee, boschi e antiche suggestioni locali. Il nome richiama una figura sospesa tra leggenda popolare e memoria contadina: “Erbanina”, una ianara, esperta di piante, rimedi naturali e segreti tramandati oralmente. Fermarsi qui significa non solo degustare birre originali, ma entrare in un immaginario fatto di racconti, natura e identità locale, perfettamente in sintonia con lo spirito lento della Via Francigena. L’ultimo tratto verso Faicchio attraversa campagne tranquille fino all’arrivo sotto il Castello Ducale, una delle immagini più belle della tappa. Dopo tanti chilometri, vedere la pietra medievale emergere tra gli alberi dà davvero la sensazione di essere arrivati in un luogo di passaggio antico, costruito per chi viaggiava lentamente. E forse è proprio questo il senso di questa parte della Francigena: non cercare attrazioni da spuntare, ma lasciare che siano i paesi a raccontarsi passo dopo passo.