A Letino la geografia è una condizione dell’anima. Sorto sui resti di un castello normanno, il Santuario incarna la metamorfosi di un luogo di guerra in un presidio di pace. È in questo scenario che si celebra la festività di Santa Maria del Castello, un momento in cui la comunità mette in scena la propria identità più profonda, intrecciando fede e orgoglio montano. Nella terza domenica di settembre il borgo si ridesta con un fremito rituale che coinvolge ogni famiglia. Le donne indossano il prezioso costume tradizionale letinese: il “mantesino” rosso e il corpetto ricamato d’oro non sono semplici abiti di scena, ma una seconda pelle che racconta storie di matriarcato, dote e fierezza sannita.
Accompagnare la Vergine in processione, vestite di storia, è un atto di appartenenza viscerale. La statua viene portata a spalla dal Castello alla chiesa di San Giovanni Battista, tra canti in dialetto arcaico e soste improvvise: si tramanda che l’effigie diventi inspiegabilmente pesante in certi punti, quasi a voler indugiare dove la grazia è più necessaria. Quando la sera cala sulla valle, le luci della processione si confondono con le stelle che, a questa altitudine, sembrano poter essere toccate con un dito.